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Chaplin: l’ironia come denuncia del tragico
Icona immortale del cinema

Charlie ChaplinIn una carriera lunga oltre 70 anni, Charles Chaplin (1889-1977) è diventato un pilastro del cinema inteso soprattutto come macchina storica e apparato creativo in grado di mettersi in relazione con i rivolgimenti sociologici, con il passare del tempo, con il rinnovarsi delle varie stagioni. Attore-regista inglese, dopo essersi trasferito negli Stati Uniti, debuttò con la produzione di Mack Sennet. Bambino prodigio, cominciò a calcare il palcoscenico all’età di cinque anni, divenne professionista prima dei venti, raggiunse l’apice del successo prima dei trenta, viene ricordato come fondatore della United Artists e per la poesia e la genialità delle sue trovate artistiche. Non ebbe rivali nel suo campo, offuscò i suoi concorrenti: Buster Keaton e Harold Lloyd, e superò bene lo scoglio del sonoro, Dopo la guerra venne accusato di comunismo per le denunce sociali di molti suo lavori. Così decise di abbandonare Hollywood e si trasferì in Svizzera. Ottenne un Oscar speciale nel 1972. Tra i suoi grandi successi ricordiamo: Il vagabondo (1915), L’emigrante (1917), La febbre dell’oro (1925), Il monello (1921), Tempi moderni (1936), Il grande dittatore (1940). Il suo vero nome era Charles Spencer Chaplin. Artista completo, Chaplin, è anche autore delle musiche di quasi tutti i suoi film. Si dice che Chaplin fosse un grande improvvisatore, invece era un perfezionista e girava una scena anche una decina di volte. Una delle scene di Le luci della città (1931), fu ripetuta per ben 342 volte. A una popolarità immensa fin dagli anni dieci del novecento ha corrisposto un odio feroce da parte dei suoi detrattori, una serie di scandali epocali che invece di distruggerne la carriera come accadde per molti divi dell’anteguerra ne rafforzavano l’immagine. Chaplin è stato l’icona che l’Occidente meglio è riuscito a veicolare nel mondo. Ma Chaplin è stato anche un uomo dalle splendide, fertili contraddizioni, riflesse totalmente nella sua opera. Frequentatore dell’alta società hollywoodiana e dell’intellighenzia europea, bersaglio preferito dei reazionari americani e del maccartismo, moralista ottocentesco e seduttore novecentesco, uomo di idee ferocemente anticlericali e talora quasi cristologiche, psicologo finissimo e artista talvolta accusato di facile sentimentalismo. Queste contraddizioni c o m p l e s s e si sublimano nella sua opera, considerata oggi monumentale al di là della stessa popolarità (per molti anni lo stesso Chaplin ha fatto circolare solo occasionalmente la maggior parte delle sue vecchie pellicole), soprattutto per la forza narrativa unica, data dalla freddezza della psicologia più sottile dallo spirito di osservazione e da un pathos assoluto ma controllatissimo, privo di ogni banalità o convenzionalità. Si tratta di film che mettono progressivamente da parte la comicità degli esordi, che scommettono sulla possibilità di spingere più in profondità il semplice intimismo, verso una visione agrodolce dell’assoluto, dell’universale, attraverso l’individuo novecentesco e la massa.

Suoi aforismi celebri

Charlie Chaplin e Ghandi“La giovinezza sarebbe un periodo più bello se solo arrivasse un po’ più tardi nella vita” “Non sono cittadino di nessun posto, non ho bisogno di documenti e non ho mai provato un senso di patriottismo per alcun paese, ma sono un patriota dell’umanità nel suo complesso. Io sono un cittadino del mondo” “Non devo leggere libri per sapere che il tema della vita è il conflitto e il dolore. Per istinto tutta la mia comicità si basava su queste cose” “Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei. quindi: vivi come credi. fai cosa ti dice il cuore... ciò che vuoi... una vita è un’opera di teatro che non ha prove iniziali. quindi: canta, ridi, balla, ama... e vivi intensamente ogni momento della tua vita... prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi” “Tutto ciò che mi serve per fare una commedia è un parco, un poliziotto e una ragazza carina” “Un giorno senza un sorriso è un giorno perso”

Hannah Chaplin

 

 

 

Secondo Stephen Weissman, psichiatra americano, autore del recente libro «Chaplin, a life», la persona che ispirò le storie del vagabondo Charlot fu la madre Hannah. Soubrette assai sfortunata, ritratta dallo stesso artista come una donna amorevole, Hannah, il cui nome d’arte era Lily Harley, fu per un lungo periodo costretta a vendere il suo corpo per racimolare i soldi necessari per mantenere i suoi due figli Sidney e Charlie junior. In quegli anni contrasse la malattia venerea, ai tempi incurabile, che la condusse alla pazzia e alla morte. Una storia che il piccolo Charlie non riuscì mai a dimenticare.