L’origine di Arcevia, l’inespugnabile “Rocca-contrada”
del Medio Evo si perde nei secoli, dalla profonda preistoria,
al Paleolitico Superiore, proseguendo nel Neolitico
e nell’Eneolitico, per giungere all’epoca storica con l’insediamento
dei Galli Senoni (Civitalba e Montefortino
dal V sec. a.C. ) e la successiva dominazione romana.
Tuttavia le origini di Arcevia si fanno tradizionalmente
risalire al periodo delle prime invasioni barbariche (V
sec. d.C.), pur ritenendo possibile che la località sia stata abitata da tribù galliche.
Arcevia fu quindi occupata per scopi strategico militari dai Longobardi che la tennero fino a che non
fu loro tolta da Pipino re dei Franchi per donarla, a papa Stefano II nel 754 d.C. Liberata definitivamente
da Carlo Magno fu ingrandita e fortificata dai Franchi, che qui si insediarono lasciando segni tangibili
della loro presenza.
Nella prima metà del XII secolo Arcevia è menzionata nei documenti con l’appellativo
di Rocca, probabile castello di qualche signore feudale, e nel 1147 sembrerebbe appartenere come Rocka
de Contrado ad un certo Contrado o Conrado di origine longobarda.
Agli inizi del 1200 Arcevia, da allora chiamata Rocca Contrada, che sul finire del secolo precedente
si era costituita in comune, uno dei primi tra quelli rurali del senigalliese, inizia la sua politica di espansione
che la porterà nel corso del XIII secolo a raggiungere la sua attuale consistenza territoriale, e
ad essere annoverata tra i comuni più forti dell’area esino misena. Il periodo di massimo splendore di
Rocca Contrada fu nel XV secolo, in particolare la prima metà, e fu legato
al nome di due celebri condottieri, Braccio da Montone e Francesco Sforza.
La sua posizione formidabile le conferì in ogni tempo una importanza
eccezionale, ed anche nel Medio Evo ne fece la chiave delle tre regioni della
Marca, dell’Umbria e del Ducato di Urbino. Basta ricordare che all’inizio
del secolo XIII circa 40 Castelli, oltre numerosi villaggi, sottostavano alle
sue leggi, e molte delle più antiche e nobili famiglie d’Italia erano iscritte
nel novero dei suoi cittadini. Sin dallo scorcio del ‘200 si costituì in Comune
indipendente; fu forte nelle armi e divenne, per la sua potenza guerresca,
arbitra delle sorti dei comuni e Principati vicini. Sostenne e respinse i memorabili assedi che le posero il
Malatesta per il re di Napoli, il Piccinino e soprattutto quello comandato dai celebri Capitani di Ventura
Agnolo della Pergola e Pietro Navarro.
Nel 1816, Pio VII confermò a Rocca Contrada, col nome di Arcevia, il titolo di
“Città”, che le era stato conferito solennemente nel 1266 con una bolla di Clemente
IV.
E come nelle armi, Arcevia fu insigne anche nella protezione delle arti e degli
studi; ebbe in ogni tempo insigni grammatici, umanisti di grido e cattedre regolari
di eloquenza, retorica, filosofia e lingua greca. Ebbe anche tre accademie letterarie.
Grandi favori ebbero tra le sue mura celebri artisti del rinascimento; vi nacquero infatti,
l’illustre pittore Ercole Ramazzani, l’erudito letterario Angelo Rocca, il famoso
architetto Andrea Vici, il fisico Giuseppe Gianfranceschi, il celebre filosofo Fernando
Palazzi e l’insigne letterato Giovanni Crocioni, che lasciarono grandi capolavori a testimoniare la loro
riconoscenza. Arcevia conserva ancora intatte inestimabili e splendide opere di Luca Signorelli, Giovanni
della Robbia, Ercole Ramazzani, ed altri. Durante la Resistenza fu centro di aspre lotte che pagò con 70
vittime cadute sul monte S. Angelo il maggio 1944 alle quali è dedicato il “Museo della Resistenza centro
di documentazione arte per la pace”. Ogni anno l’eccidio viene commemorato con grande e sentita partecipazione.