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Cagliostro a San Leo
Terre di storia

Il Montefeltro è quella splendida regione storica situata tra le Marche e la Romagna. La parte più a nord di questa zona è brulla e rocciosa ed in questo panorama, quasi al confine con la Romagna, ma ancora nelle Marche, sorge San Leo, sede della famosa rocca. L’abitato è costruito in cima a uno sperone di roccia, e la sua caratteristica sagoma si riconosce da lontano. La rocca è situata a metri 538 s. m., è invalicabile tutt’intorno ma vi si accede per un’unica strada tagliata nella roccia. Sulla punta più alta dello sperone roccioso si eleva l’inespugnabile forte, rimaneggiato da Francesco di Giorgio Martini, nel XV, per ordine di Federico III da Montefeltro. La città ospitò celebri personaggi quali Dante e S. Francesco d’Assisi ma la sua fortezza è stata resa celebre per uno dei suoi reclusi, il famoso e misterioso Alessandro Balsamo, meglio noto col nome di Conte di Cagliostro che vi morì nel 1795. Sedicente prestigiatore, medico taumaturgo, indovino, alchimista e veggente, i suoi contemporanei lo ricordano anche come frequentatore di corti e salotti, apprezzato dalla nobiltà europea e dai suoi sovrani per le sue poliedriche e affascinanti attività. Condannato a morte dal Supremo tribunale del santo Uffizio il 4 aprile 1791, fu graziato col carcere a vita da da papa Pio VI. Cagliostro a San LeoProcessato per ragioni ufficialmente dottrinarie , in realtà politiche, scontò 4 anni e 4 mesi di durissimo carcere. Gli si contestava la fondazione di una nuova loggia massonica nello stato pontificio e, indirettamente, contatti con la massoneria francese. Impossibile per Cagliostro fu negare o ritrattare poichè il fatto era comprovato dalla pubblicazione del suo scritto “Rituel da la maconnerie egiptienne. Per ordine del legato di Urbino fu imprigionato in un primo tempo nella cella del “tesoro”, così chiamata perchè i duchi di Urbino vi custodivano ori e gioielli, a picco sulla sommità del monte era la più sicura, ed infine in quella del “pozzetto”, alla quale si accedeva da una botola nel soffitto, con il divieto di scrivere o comunicare con chiunque. Sorvegliato a vista, nel timore che si togliesse la vita o che tentasse la fuga, totalmente isolato dalla vita pubblica continuò a suscitare curiosità e interesse, tanto che su di lui si diffusero ancora per molto tempo false notizie e leggende. Morì il 26 agosto 1796, probabilmente in seguito ad un attacco apoplettico, all’età di 52 anni. Non si confessò e non ritrattò mai il suo credo, quindi eretico e scomunicato, in seguito alla condanna, non ebbe sepoltura in terra consacrata.

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