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Recanati e Giacomo Leopardi
La città di un genio
La città di Recanati, costruita sul crinale di un colle, nonostante una storia leggendaria che la fa risalire a una colonia romana (“Recina sum, peperit romana colonia” fecero scrivere nel ‘500 i recanatesi sotto lo stemma della città), si è costituita alla fine del XII secolo quando i signori di tre alture decisero di unirsi. Le tre alture (Monte Volpino, Monte San Vito e Monte Morello), conservano i loro nomi e caratteristiche costruttive antiche. Recanati si estende sulla dorsale di un lungo e tortuoso colle a 296 metri sul livello del mare, fra le valli dei fiumi Potenza e Musone. L’ Adriatico è vicinissimo e la città vi si affaccia ed ha vedute panoramiche anche verso l’ Appennino. Questa città è la patria di numerosi uomini illustri tra cui il poeta Giacomo Leopardi; parlare di Recanati è come evocare il grande poeta che qui nacque nel 1798, e da questa graziosa cittadina delle Marche fu ispirato in molte delle sue liriche. Viene spontaneo pensare alla piazza del “Sabato del Villaggio”, su cui si affaccia la casa natale del Poeta; alla Torre del “Passero Solitario” nel chiostro accanto alla Chiesa di S. Agostino, che risale al XIII secolo; al colle de “l’infinito” sul monte Tabor con l’antico orto del monastero delle suore clarisse. Recanati e Giacomo LeopardiOggi la città di Recanati è nota in tutto il mondo grazie anche al suo Poeta ed al relativo Centro Nazionale di Studi Leopardiani, nato nel 1937, anno del Centenario della morte di Leopardi, proprio per diffondere l’opera del grande Poeta Europeo. Proveniente da una nobile famiglia, Giacomo è il primo di otto figli nato dal conte Monaldo (1776-1847), un uomo studioso, conservatore, buono ma con idee reazionarie e la Marchesa Adelaide Antici (1778-1857), una madre energica, che aveva molto a cuore la dignità della famiglia e le convenzioni sociali. I primi studi di Giacomo furono seguiti, per tradizione familiare, da due precettori ecclesiastici che lo fecero studiare secondo i metodi della scuola gesuitica. Giacomo studiò con loro, non solo filosofia, teologia, latino ma ricevette anche una buona formazione scientifica. Facendo una visita a Recanati si può notare alla mostra degli oggetti di Leopardi, che il ragazzo durante i suoi studi che si svolgevano all’interno del nucleo familiare, si distingueva con i componimenti letterari che donava al padre durante la festa del Natale e la stesura di quaderni curati e scritti con una calligrafia ordinatissima. Giacomo, comunque intraprese degli studi personali nella fornitissima biblioteca del padre e di altre biblioteche di Recanati. La prima composizione poetica di Giacomo è da considerarsi il sonetto intitolato “La morte di Ettore” scritto nel 1809. Da questo anno in poi inizia la produzione degli scritti chiamati “puerili”. Nel 1812, quando cessò la formazione del poeta da parte dell’abate Sanchini, il Leopardi iniziò i suoi studi personali immergendosi in un periodo di studio assoluto che assorbì gran parte delle sue energie causandogli anche dei gravi danni alla salute. Studiò l’ebraico, il greco, il francese, l’inglese e lo spagnolo e diede vita a diverse opere di grande erudizione. Verso il 1816, in seguito ad una profonda crisi spirituale, il Leopardi abbandonò l’erudizione e si dedicò alla poesia, studiando i classici e leggendo autori moderni che fecero maturare la sua sensibilità romantica. Attraverso questi studi e questi approfondimenti, Giacomo riuscì a rendersi conto dei condizionamenti familiari e delle ristrettezze della cultura di Recanati, cercando di prenderne le distanze. L’anno dopo instaurò una fitta corrispondenza con Pietro Giordani e iniziò a scrivere lo “Zibaldone”; sempre in questo periodo si innamorò di Geltrude Cassi e le dedicò la poesia “Diario del primo amore” e “L’elegia prima”. Nel 1822 i genitori gli concessero di andare a visitare un cugino a Roma ma la capitale lo deluse e l’ambiente letterario gli apparve mediocre. Nel 1823 Leopardi fece ritorno nelle Marche e iniziò a scrivere le “Operette Morali”. Nel 1825 Giacomo lasciò Recanati e iniziò una collaborazione con l’editore milanese Stella. Andò a Milano, Bologna, Firenze e a Pisa. Nel 1828 ritornò a Recanati ma nel 1930 si trasferì a Firenze e vi si stabilì. A Firenze iniziò una nuova vita fatta di rapporti sociali più intensi. La sua malattia agli occhi si aggravò e nel 1833 si trasferì a Napoli con l’amico Antonio Ranieri. Morì a Napoli il 14 giugno del 1837 ma le sue opere e la sua poesia è ancora viva ai nostri giorni.

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