Quando ero ragazzo, eravamo aiutati quasi sempre da un “mangiadischi”. Non sono sicuro che si chiamasse così ma quello di cui sono certo è che questo aggeggio, che avrebbe dovuto funzionare con un quarantacinque giri e con le batterie, sul più bello cominciava a miagolare. E quindi addio atmosfera, addio musica romantica. Come tutti coloro che poi sono diventati qualcuno, ho cominciato a cantare nei night. Non sempre è stata un’esperienza fortunata, in quanto le ore erano tante. Cominciavi alle nove o alle dieci della sera e finivi alle cinque del mattino.