La grande rassegna dedicata agli anni giovanili di Raffaello nell’antica capitale del Ducato, ci restituisce ancora oggi gli spazi e i contesti in cui si è formato il Maestro. Innanzitutto il Palazzo Ducale, opera di Luciano Laurana e Francesco di Giorgio, voluta dal Duca Federico da Montefeltro: uno dei capolavori assoluti dell’architettura rinascimentale, simbolo della città di Urbino e splendido contenitore della Galleria Nazionale delle Marche, che conserva alcuni dei più grandi capolavori di tutti i tempi. Il Palazzo si sviluppa intorno al cortile d’onore con oltre 250 stanze e nel piano nobile, tra gli ambienti più suggestivi del cosiddetto Appartamento del Duca, vi è lo studiolo del Duca Federico con le meravigliose tarsie lignee; oltre la Sala del Trono si sviluppa invece l’appartamento della Duchessa, dove è allestito il percorso di mostra.

Il piano superiore invece, è risultato da un ampliamento successivo, realizzato da Gerolamo Genga su incarico dei Della Rovere che sostituirono i Montefeltro. Dal cortile si accede agli ambienti che ospitavano la grande Biblioteca e, attraverso la Sala dei Banchetti, alla Cappella del Perdono e al Tempietto delle Muse che accoglieva le otto tavole di Giovanni Santi e Timoteo Viti oggi alla Galleria Corsini di Firenze. I due famosi torricini guardano verso le terre del Duca, mentre la sua facciata ad ali disegna la piazza insieme alla Chiesa di San Domenico e al Duomo; ed infine si possono visitare gli immensi sotteranei del Palazzo, che raccontano gli aspetti più quotidiani della vita di corte. Grazie all’attività dell’Accademia Raffaello, fondata nel 1869, Urbino conserva ancora il nucleo primitivo della casa natale di Raffaello; trasformata in museo, custodisce tra le altre tre opere che saranno esposte in mostra, una predella di Berto di Giovanni, l’“Annunciazione” di Giovanni Santi e l’affresco raffigurante la “Madonna con Bambino”. Ma è tutto il centro storico di Urbino, raccolto fra le mura rinascimentali, a testimoniare l’ambiente in cui Raffaello ha trascorso i suoi anni giovanili ed un ideale itinerario alla riscoperta della sua formazione può proseguire, oltre la sua città natale, anche nel territorio dell’antico Ducato di Montefeltro, che proprio nel XV secolo ha conosciuto il suo massimo splendore, che possiamo ritrovare nelle pievi e nelle abbazie come quelle di Lamoli e di Fonte Avellana, nei borghi fortificati e nei castelli di Frontone, Piobbico, Piandimeleto, Sant’Agata Feltria, Frontino, nella rocca di San Leo e in quella di Sassocorvaro. Quella del Montefeltro, porzione del territorio marchigiano racchiusa sui confini di tre regioni, Emilia Romagna, Toscana e Umbria, ai piedi dell’Appennino e a soli 30 km dal mare, è una storia di contese e di incontri; infatti nel corso dei secoli, a causa della sua posizione strategica di cuscinetto tra le città costiere dell’Adriatico e l’Italia centro-occidentale, la sua terra è stata violata più volte da guerre e cruente battaglie, anche per effetto della sua particolare conformazione orografica. Il suo paesaggio è infatti caratterizzato da quattro fiumi che corrono parallelamente verso il mare scavando vallate, la Val Marecchia, la Valconca, la Valle del Foglia e la Val Metauro, fra i boschi del Monte Carpegna, del Monte Nerone e del Catria, su cui spesso dominano picchi e speroni a strapiombo che costituivano delle ottime postazioni difensive naturali, tanto che nessun altra zona in Italia può vantare una presenza così numerosa di rocche, castelli, torri e fortificazioni. Inoltre il Montefeltro è infatti ricchissimo di risorse ambientali, la foresta delle Cesane, l’Alpe della Luna, e di eccellenze gastronomiche come il grande tartufo di Acqualagna.