Il sedicesimo libro della serie Montalbano dello scrittore Andrea Camilleri, ha un inizio folgorante; la sparatoria da una finestra, Montalbano che sale su di una scala dei pompieri e penetra nella casa dall’alto, le telecamere che riprendono l’impresa. Poi torniamo rapidamente a Vigàta: a sparare dalle finestre sono due vecchi pazzi vittime di mania religiosa e la loro casa è trasformata in un luogo di orrori. Una stanza è una foresta di crocefissi, una vecchia bambola gonfiabile, senza un occhio e tutta rattoppata, è distesa nel letto del vecchio che completamente nudo accoglie tremante le forze dell’ordine, dopo aver scaricato i fucili sui passanti. La sorella, anch’essa armata e folle, ha un dente solo ed è completamente delirante. Questa avventura sarebbe finita qui, con l’internamento dei due vecchi, se non insorgessero strane coincidenze: il ritrovamento di un’altra bambola assolutamente identica alla prima, e una serie di bigliettini “cifrati” che inducono Montalbano a una strana caccia al tesoro. Non essendoci casi urgenti su cui indagare, il nostro amatissimo commissario (in realtà piuttosto innervosito dagli indovinelli) si presta al gioco; il commissario di Vigàta riceve una serie di lettere anonime, a comporre una vera e propria caccia al tesoro, tra indovinelli, sciarade, prove da superare. Montalbano accetta la sfida e gioca, fino alla risoluzione dell’aneddoto cifrato che lo conduce in una campagna sperduta: tuttavia qualcosa, in questa caccia lo inquieta. Certo la situazione poi si complica, come anche il rapporto con la storica fidanzata Livia, intervengono nuovi misteri, nuovi personaggi e le cose diventano davvero complesse, anche perché c’è di mezzo il rapimento di una ragazza. Infatti nel frattempo le tracce di una diciottenne vigatese scomparsa portano il commissario fino al misterioso Lago di Dio, mentre giunge l’ennesima lettera, i cui versi ormai hanno qualcosa di laido... Nonostante alcuni episodi tragicomici, “La caccia al tesoro è una storia inquietante, cruenta, con un commissario più incline alla riflessione e che questa volta rischia davvero grosso”, anche se rimane pur sempre un’altra gemma letteraria di Camilleri che emoziona fino all’ultima riga.