
Note di Copertina
"Philosophia Perennis: la definizione fu coniata da Leibniz ma la cosa in sé è universale e al di fuori del tempo. E una metafisica che riconosce una Realtà divina consustanziale al mondo delle cose, delle vite e delle menti; è una psicologia che scopre nell'anima qualcosa di simile alla Realtà divina o addirittura di identico ad essa; è un'etica che assegna all'uomo come fine ultimo la conoscenza del Fondamento immanente e trascendente di tutto ciò che è. Si possono trovare rudimenti di questa Filosofia Perenne nelle dottrine tradizionali dei popoli primitivi in ogni regione del mondo, mentre nelle sue forme compiutamente sviluppate essa trova posto in ognuna delle religioni più elevate. Una versione di questo Massimo Comun Divisore di tutte le teologie che precedettero e seguirono fu affidata per la prima volta alla scrittura più di venticinque secoli fa, e da quell'epoca l'argomento, inesauribile, è stato trattato più volte, dal punto di vista di ogni tradizione religiosa e in tutte le principali lingue d'Asia e d'Europa". (ALDOUS HUXLEY)
Da Filosofia Perenne di Aldous Huxley
Da Hobbes in poi i nemici della Filosofia Perenne hanno negato l'esistenza del nunc eterno. Secondo questi pensatori il tempo e il mutamento sono fondamentali; non v'è altra realtà. Inoltre, gli eventi futuri sono completamente indeterminati, e perfino Dio non può avere conoscenza di essi Di conseguenza Dio non può essere descritto come Alfa e Omega, ma semplicemente come Alfa e Lambda, o una qualsiasi altra lettera intermedia dell'alfabeto temporale che sia in atto di essere sillabata. Ma il materiale aneddotico raccolto dalla Società per le Ricerche Psichiche e il materiale accumulato durante migliaia di esperimenti condotti in laboratorio per la percezione extrasensoria, indicano irrevocabilmente la conclusione che anche le menti umane sono capaci di preveggenza. E se una coscienza finita può sapere con tre secondi d'anticipo quale carta verrà scoperta, o quale naufragio si verificherà la prossima settimana, allora non c'è niente d'impossibile né d'intrinsecamente improbabile nell'idea di una coscienza infinita che può conoscere ora eventi infinitamente remoti in quello che, per noi, è un tempo futuro. Se il presente apparente in cui vivono gli esseri umani, può essere, e forse è sempre, qualcosa di più di una breve sezione di transizione dal passato noto al futuro ignoto, considerata, a causa della vivacità del ricordo, come l'istante che chiamiamo "ora" esso può contenere, e forse contiene sempre, una parte dell'immediato futuro e perfino di quello relativamente lontano. Per la Divinità il presente apparente può essere precisamente quella interminabilis vitae tota simul et perpetua possesio, di cui ci parla Boezio.
L'esistenza del nunc eterno è talora negata da chi allega il pretesto che un ordine temporale non potrebbe coesistere con un altro ordine non-temporale; e sarebbe impossibile per una sostanza mutevole unirsi ad una sostanza immutabile. Questa obiezione, ovviamente, sarebbe valida se l'ordine non-temporale fosse di natura meccanica, o se la sostanza immutabile fosse dotata di qualità spaziali e materiali. Ma secondo la Filosofia Perenne il nunc eterno è una coscienza; il divino Fondamento è spirito: l'essenza di Brahman è cit ovvero consapevolezza. Non c'è niente di contraddittorio nel pensiero che un ordine temporale debba essere conosciuto e, nell'esser conosciuto, sostenuto e perpetuamente creato da una coscienza eterna.
Arriviamo infine agli argomenti diretti contro coloro i quali hanno asserito che si può conoscere unitivamente il divino Fondamento da parte degli spiriti umani. Questa pretesa è considerata assurda, perché implica l'affermazione: "Una volta io sono eterno, un'altra volta io sono nel tempo". Ma questa affermazione è assurda solo se l'uomo è un essere di duplice natura, atto a vivere su di un solo piano. Ma se, come gli esponenti della Filosofia Perenne hanno sempre sostenuto, l'uomo non è un solo corpo e una psiche, ma anche uno spirito e se può vivere, a volontà, anche sul piano meramente umano oppure in armonia e magari in unione col Divino Fondamento del suo essere, allora l'affermazione quadra perfettamente. Il corpo è sempre nel tempo, lo spirito è sempre atemporale e la psiche è una creatura anfibia costretta dalle leggi dell'essere dell'uomo ad associarsi in qualche misura col suo corpo, ma capace, se lo vuole, di sperimentare il suo spirito e d'identificarsi ad esso e, attraverso ad esso, col Fondamento divino. Lo spirito rimane sempre quello che eternamente è; ma l'uomo è costituito in modo che la sua psiche non può restare sempre identificata allo spirito Nell'affermazione "Una volta io sono eterno, un'altra volta io sono nel tempo", la parola io sta per la psiche, che passa dal tempo all'eternità quando si identifica con lo spirito e passa nuovamente dall'eternità nel tempo, volontariamente o per necessità involontaria, quando vuole oppure è costretta ad identificarsi nel corpo.
"Il sufi" dice Jalal-uddin Rumi: "è il figlio del tempo presente." Il progresso spirituale è un progresso a spirale. Noi partiamo come bambini nell'eternità animale della vi-ta in un punto del tempo, senza inquietudine per il futuro né rimpianto per il passato; Cresciamo fino ad entrare nella condizione specificamente umana di coloro che guardano avanti e indietro, che vivono in larga misura, non nel presente ma nel ricordo e nell'anticipazione, non spontanea-mente ma in base a una regola e con prudenza in stato di pentimento, timore e speranza; e possiamo continuare, se lo vogliamo, tornando con una sola virata verso un punto cor-rispondente al nostro punto di partenza nell'animalità, ma incommensurabilmente sopra esso. Una volta ancora la vita è vissuta nel momento: la vita, ormai, non di una creatura subumana, ma di un essere in cui la carità ha espulso il timore, la visione ha preso il posto della speranza, la spersonalizzazione ha messo fine all'egotismo positivo della reminiscenza compiacente e all'egotismo negativo del rimorso. Il momento presente è la sola apertura attraverso la quale l'anima può passare dal tempo nell'eternità, attraverso cui la grazia può passare dall'eternità nell'anima, e attraverso cui la carità può passare da un'anima nel tempo a un'altra anima nel tempo. Ecco perché il sufita, e insieme a lui ogni altro esponente che pratichi la Filosofia Perenne è, o cerca di essere, un figlio del tempo presente.
Il passato e il futuro velano Dio ai nostri occhi; Ardili ambedue col fuoco. Per quanto tempo
sarai diviso in questi segmenti, come una canna? Finché una canna è sezionata, non le si affidano segreti; ne risuona in risposta al labbro e al respiro. JALAL-UDDIN RUMI
Brani tratti da Filosofia Perenne
Avendo preso coscienza della propria identità come il Sé, l'uomo diviene spersonalizzato; e in virtù della spersonalizzazione egli si riconosce come non condizionato. Questo è il mistero più alto che fa presagire l'emancipazione; at-traverso la spersonalizzazione egli non partecipa più ai piaceri né ai dolori, ma attinge l'assoluto. Maitrayana Upanishad
Noi dovremmo osservare e sapere veracemente che ogni tipo di virtù e di bontà, perfino quel Bene Eterno che è Dio Stesso, non può mai rendere un uomo virtuoso, buono o felice finché resta fuori dell'anima, cioè, finché l'uomo commercia con le cose esteriori attraverso i sensi e la ragione, e non si ritira in sé stesso, non impara a comprendere la sua vita, a capire chi e che cosa egli sia. Teologia tedesca
Parlate di filosofia quanto volete, adorate tutti gli dei che volete, osservate tutte le Cerimonie, Cantate lodi devote ad un nume-ro indefinito di esseri divini - la liberazione non verrà mai, sia pure dopo cento ere del tempo, se non c'è la coscienza dell'Unicità del Se Stesso. Shankara
Il Nirvana è là dove non c'è nascita, né estinzione; esso signifi-ca affondare lo sguardo nello stato di "quiddità", trascendere in as-soluto tutte le categorie costruite dal pensiero, poiché esso è la Coscienza interiore della quiddità. Lankavalara Sutra
Lo Spirito non è altro che il Buddha, e il Buddha non è altro che l'essere senziente. Quando lo spirito assume la forma di un essere senziente, non ha sofferto di diminuzione; quando diviene un Buddha, non ha aggiunto nulla a sé stesso. Huang Po
Quando l'Illuminazione è compiuta, un Bodhisattva è libero dalla schiavitù delle cose, ma non cerca di essere liberato dalle cose. Il Samsara non è odiato da lui né egli ama il Nirvana. Quando raggiunge la perfetta illuminazione, essa non è né schiavitù né liberazione. Huang Po
Quando i Seguaci dello Zen non riescono ad andare al di là del mondo dei loro sensi e pensieri, tutte le loro azioni e movimenti non hanno importanza alcuna. Ma quando i sensi e i pensieri sono annichiliti, tutte, le vie d'accesso allo Spirito Universale sono bloccate e nessun ingresso è possibile. Lo Spirito originale si riconosce insieme all'operare dei sensi e dei pensieri - solo che non appartiene a loro e tuttavia non è indipendente da loro. Non costruite le vostre teorie in base ai vostri sensi e pensieri, non basate la vostra intelligenza sui vostri sensi e pensieri ma, al tempo stesso, non cercate lo Spirito lontano dai vostri sensi e pensieri, e non cercate di afferrare la realtà ripudiando i vostri sensi e pensieri. Quando non siete né attaccati ad essi, né distaccati, allora voi godete la libertà perfetta senza ostacoli, allora avete la vostra sede nell'illuminazione. Huang Po