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Baricco Alessandro - Novecento. Un monologo

Alessandro Baricco - Novecento “Ho scritto questo testo per un attore, Eugenio Allegri, e un regista, Gabriele Vacis. Loro ne hanno fatto uno spettacolo che ha debuttato al Festival di Asti nel luglio di quest’anno. Non so se questo sia sufficiente per fare che ho scritto un testo teatrale: ma ne dubito. Adesso che lo vedo in forma di libro mi sembra piuttosto un testo che sta in bilico tra una vera messa in scena e un racconto da leggere ad alta voce. Non credo che ci sia un nome, per testi del genere. Comunque, poco importa. A me sembra una bella storia che valeva la pena di raccontare. E mi piace pensare che qualcuno la leggerà.” Con queste parole, Alessandro Baricco ,presentava, nel 1994 il suo monologo Novecento. Pur non essendo la migliore opera di questo autore, esso diverrà celebre quando la sua trama approda al cinema con il film “La leggenda del pianista sull’oceano” di Giuseppe Tornatore. Questo piccolo gioiellino della letteratura contemporanea sfugge dalla classica etichettatura di monologo conferendo alla lettura i tratti caratteristici di un romanzo vivacizzato dal riporto di discorsi diretti, schegge riflessive e flash back, ma soprattutto riesce ad avere quel non so ché di ipnotico e surreale che appassiona ogni tipo di lettore. Tim Tooney si abbandona ai ricordi della sua esperienza da trombettista nell’Atlantic Jazz Band,il gruppo musicale che faceva da sfondo alle serate in mezzo all’oceano sul Virginian: il grande piroscafo che agli albori del 900’ trasportava viaggiatori ed emigranti dall’Europa all’America.
Un capitano claustrofobico, un timoniere cieco,un marconista balbuziente,un dottore dal nome impronunciabile, tutte queste figure particolari animavano le spole del Virginian; ma l’uomo che più rimaneva nella mente di chiunque fosse stato a bordo era Danny Boodman T.D. Lemon Novecento. Lui su quella nave aveva trascorso un’intera vita senza mai scendere: fu trovato una notte da un marinaio, Danny Boodman, abbandonato da qualcuno della terza classe in una scatola di cartone, appoggiata sopra un pianoforte a coda nero della nave, quando aveva appena nove giorni di vita. Da allora la musica cominciò ad entrare nel suo codice genetico e gli ottantotto tasti di quel pianoforte al suono dell’infrangersi delle onde diventarono la sua vita. Per Novecento quel mondo aveva sempre rappresentato il suo cordone ombelicale mai reciso, fin quando Novecento decide di scendere dalla nave e trascorrere il resto della sua vita sulla terra ferma.

 

 

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