
«Quando inizi a vincere non rimani fermo dove
sei, la tua vita si complica sempre di più. Ci sono
più impegni, più gare, più occasioni che devi cercare
di sfruttare. Io trovo la motivazione proprio
in questo percorso di crescita e trasformazione
continua, nelle nuove sfide che devo affrontare».
La domanda è scontata: dopo tutti questi
successi, non corre il rischio di sentirsi appagata?
Dove trova la motivazione per andare
avanti?
“Ogni volta che raggiungi un risultato importante,
la tua vita si trasforma sotto molti aspetti.
Per esempio, prima di Pechino 2008 mi sono trovata
a dover riorganizzare daccapo la mia preparazione,
la programmazione degli allenamenti, i materiali
da utilizzare, lo stesso staff di lavoro. Insomma, tanti
cambiamenti che hanno fatto sì che mi dovessi rimettere
alla prova.”
Famiglia, amicizie, hobby, passioni: lei quanti sacrifici
ha dovuto fare per diventare la velista più
medagliata della storia?
“Parecchi. Ho messo molto da parte la mia vita privata
per potermi dedicare allo sport. Ci sono diverse
atlete di successo in Italia che sono riuscite comunque
a farsi una famiglia, ad avere dei figli, e devo dire che
le guardo con grande ammirazione. Rimpianti?
No, se ho fatto certi sacrifici è
perché per me erano necessari. Soprattutto
all’inizio della mia carriera, viaggiavo
moltissimo e avevo anche bisogno
di molta concentrazione. 

Ovviamente tutto dipende da come sei predisposto a livello mentale.” Perché, alla fine, hai scelto proprio il windsurf? “È stata una scelta dettata anche dalla necessità. Mi piaceva molto anche il basket, ma a Grosseto non c’era una squadra ben organizzata, che potesse garantirti un futuro. Con il windsurf, potevo organizzarmi da sola, decidere quanto e come allenarmi, con il mare a due passi, e con mio padre sempre pronto ad accompagnarti. Con qualche sacrificio, e con tanta passione”.
(estratto intervista di Annarosa Pacini - Minerva)