myalmanacco Home Myalmanacco > Storie-sport-vita : Usain Bolt
Si ripeterà a Berlino?
Usain Bolt

Usain Bolt, ventitreenne jamaicano dall’aria scanzonata, è il nuovo sovrano della dinastia contemporanea degli sprinter, che nel corso dei secoli ha visto incoronati numerosi velocisti provenienti proprio dalla piccola isola caraibica. Detentore di svariati record in diverse specialità (9″ 69 nei 100m; 19" 30 nei 200m…), si differenzia dagli altri sportivi professionisti, oltre che per le innate doti atletiche, anche per l’atteggiamento simpatico, il sorriso stampato sul volto ed un mix di altruismo e lealtà fuori dal comune. Alle Olimpiadi di Pechino, la burlesca danza della vittoria che Bolt mette in scena dopo ogni trionfo ha fatto però storcere un po’ il naso al presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Jacques Rogge, che l’ha erroneamente interpretata come una mancanza di rispetto nei confronti degli avversari e non come la spontanea manifestazione dell’entusiasmo d’un vincitore. Poco male per Usain, per niente avvezzo alle polemiche, che preferisce – come biasimarlo! – impiegare il tempo libero in attività ben più stimolanti, talvolta perfino nobili.Usain Bolt Su tutte spiccano l’ascolto della musica reggae (non potrebbe essere altrimenti nella patria del leggendario Bob Marley) e l’impegno nel sociale a favore della promozione del connubio sport-istruzione tra i suoi giovani connazionali. Non è un caso, infatti, ch’egli abbia rifiutato allettanti proposte da parte delle maggiori università americane, pronte ad accoglierlo a braccia aperte tra i loro studenti, optando per rimanere a studiare nella terra d’origine. Una scelta di vita che la dice lunga sull’uomo Bolt, così come la negatività alle decine di controlli antidoping la dice lunga sul Bolt atleta. Un personaggio schietto, generoso e genuino capace, senza alzare una mano, di rifilare un sonoro schiaffone a tutti quei soggetti ambigui ed inquietanti che popolano l’universo dello sport all’insegna di un unico credo: l’opportunismo.

 

velocità made in Jamaica

Usain BoltPrima di diventare l’uomo più veloce ha giocato a cricket? “Ho cominciato con il cricket da bambino, intorno agli 8 anni. Non ero male, ma all’ultimo anno delle elementari il nostro insegnante, che era anche il coach del cricket, mi disse che avrei potuto provare anche con l’atletica. Gli dissi: ok. Provai e mi trovai bene, così ho continuato. Semplice”. La vera svolta è però avvenuta quando lei, dopo essere diventato campione mondiale juniores dei 200 proprio a Kingston ha deciso di cambiare coach, come mai? “Pensavo che qualcosa non andasse bene con l’allenatore che avevo prima. Avevo già incontrato Glen Mills e avevo sentito quanti campioni aveva allenato, così ho pensato: “E’ la persona adatta”. E’ un uomo che riesce a calmarti, gentile. Mi piacciono gli uomini con cui puoi parlare con calma”. Mills non sembra un tipo tanto accomodante. E’ severo: le ha proibito di ascoltare la musica durante la fase di riscaldamento prima delle gare. “E’ vero, ma ha ragione. Mi ha spiegato la sua teoria: quando sei in pista e ascolti musica, questo non ti aiuta nella concentrazione su quello che devi fare. Per questo Glen dice: la tua mente deve essere libera, sgombra da condizionamenti. Non ti puoi concentrare su quello che devi fare, se la tua mente è attraversata dall’hip hop. E’ proprio così”. Tutti si chiedono il significato del suo body-language, dei suoi atteggiamenti curiosi rispetto agli altri campioni. Ad esempio prima della partenza lei sembra quasi distratto “Sono presentissimo. Fa tutto parte della preparazione.Usain BoltUsain Bolt Creo l’atmosfera. Cerco di portare la gente nel clima giusto, perché so che il pubblico ama essere coinvolto e gli piace se faccio così. Così io cerco solo di farli ridere e sentirsi bene. Dopo la gara con il mio corpo cerco di comunicare con il mondo. E’ normale in Giamaica. Abbiamo la danza nel sangue. Io ho preso dei passi e li ho inseriti nella mia preparazione alla gara. Non è strano, In Giamaica tutto è danza. Dopo i 100 metri ho eseguito dei passi ispirati da The Sweep e dopo i 200 ne ho fatti altri presi da Gally Creepa”. L’inventore di quei passi, Ice, è stato ucciso a Kingston pochi giorni fa... “E’ una cosa tragica, sono triste, ma la vita continua. Però questa ondata di crimini sta andando oltre ogni limite e dobbiamo fermarla”. Adesso la Giamaica è il Paese più veloce al mondo. “Abbiamo dimostrato che siamo in grado di dominare il mondo dello sprint. I nostri allenatori hanno fatto un capolavoro. Adesso più atleti hanno deciso di restare a casa e non di cercare la fortuna sportiva negli Stati Uniti. Siamo un piccolo Paese, ma abbiamo un grande orgoglio. Ci piace faticare per raggiungere gli obiettivi che ci poniamo. Amiamo vincere, perché siamo molto competitivi. Ci alleniamo duramente. Ho visto Asafa vomitare qualche volta dopo un allenamento durissimo. E’ capitato anche a me”. Quali sono a suo parere le differenze fra il suo modo di esprimersi nello sprint rispetto ad Asafa Powell? “Io sono più rilassato, perché cerco di vivere con gioia tutto quello che faccio. Se non provi gioia per il tuo lavoro, è meglio cambiare ambiente subito. Io non sento alcuna pressione quando scendo in gara, non mi creo problemi. Penso sempre positivo”. Che ruolo ha avuto la sua famiglia nei suoi successi? “Importante, perché mi sono sempre stati molto vicini sia nei momenti buoni, che soprattutto in quelli difficili. Pechino ha fatto un altro miracolo: ha convinto mio padre a prendere l’aereo. Lui ha una paura folle”. a cura di Gazzetta.it

 

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