Valentino Rossi e Graziano Rossi, rispettivamente figlio e padre, sono due personaggi che difficilmente la MotoGP potrà avere in futuro e che difficilmente ha avuto la fortuna di incontrare in passato. Ogni famiglia conserva qualche cosa di segreto, di personale, di intimo. Di privato. A vedere Valentino e Graziano Rossi si scopre che, nonostante la vivace solarità di entrambi, le cose private sembrino essere veramente tante e ogni volta è bello scoprire qualche pezzo in più di un puzzle che solo loro due sono in grado di comporre. Un puzzle fatto di sguardi, di discussioni, di intese, di litigi a volte, di manciate di ironia sparse ovunque, di competenze e di sana competitività serenamente egocentrica di Valentino Rossi. I due si completano e danno alito ad una vita che non si sa mai se sia un palcoscenico, una pista, o la realtà. Il sipario è labile, il semaforo è anacronisticamente sempre verde e gli sguardi e le occhiate che padre e figlio si scambiano perennemente sono la ciliegina sulla torta di quella segreta complicità tra due persone complementari con un’ intesa di ferro. Solo poco tempo fa era apparsa sul quotidiano Repubblica una bellissima intervista in cui i due si scambiavano pareri ed opinioni su temi comuni. Ne era uscito un quadretto familiare di grande ironia e disillusa complicità in cui Valentino esclama “Mio papà ha fatto i soldi, soprattutto grazie a me” e “ Lui (Il Padre - ndr) mi ha indicato la strada, ma io ho deciso da solo. Fare il figlio di Graziano di professione non mi andava” fino all’amorevole confessione di Graziano: “Ogni padre cerca di trasmettere al figlio qualcosa di sé. E sono stato ricompensato così: fin da subito non era più Vale figlio di Graziano, ma Graziano il padre di Vale. Mi è andata di lusso, no?“.
Valentino e Graziano si stuzzicano a vicenda e ridono di loro stessi come vecchi amici. Dalle telefonate di Graziano a Vale: “Un mese fa ti ho cercato invano per tre giorni, poi sono uscite le foto di te con una mora sulla barca e ho detto “Finalmente ho capito dove c…. eri!”.” alle “toppe” di Valentino reo di aver avuto paura durante una bagarre: “Adesso andiamo casa perché alla bagarre non si può rinunciare, questo non è uno sport per codardi”. In una loro intervista congiunta di un anno fa i due non si sono mai detti “Ti voglio bene”, eppure se Graziano glielo dicesse Valentino, risponderebbe: “Anch’io”, mentre se capitasse il contrario, Graziano guarderebbe suo figlio e gli direbbe: “Vale, ma ti senti bene?”
da derapate.it
Valentino Rossi è l’unico pilota, nella storia del motociclismo, ad aver vinto
il titolo mondiale in 4 classi differenti: 125 (1), 250 (1), 500 (1) e MotoGP
(6), oltre a detenere il maggior numero di vittorie in MotoGP, e di podi in
assoluto. Nasce a Urbino il 16 febbraio 1979 e da piccolissimo si sposta
a Tavullia. Rossi inizia a prendere confidenza con i motori fin da piccolo,
mostrando subito il suo talento. Inizia coi kart grazie al padre Graziano,
che corse nel motomondiale negli anni settanta; passa poi molto velocemente
alle più economiche minimoto. A 13 anni prova per la prima volta
la Aprilia Futura 125, ma il debutto nelle campionato Sport Production lo
fa nel 1993 in sella alla Cagiva, gestita da Claudio Lusuardi. Da quando
ha debuttato in 125 nel ‘96, Rossi non ha mai saltato una gara. Nel 1997
passa dal team AGV al Team ufficiale Aprilia e ottiene il suo primo titolo
mondiale in sella alla RS 125. Con 12 vittorie totali, Valentino passa alla
250. A partire dal 1998 corre nella classe 250. Nel 1999 si laurea campione
del mondo della 250, dominando la stagione con 9 vittorie. Il 2000
è l’anno del passaggio alla classe 500 e del cambio di scuderia. Firma,
infatti, un contratto con la Honda. Il suo primo anno è costellato da vari
errori da inesperienza, ciò nonostante vince due GP ed è vicecampione
del mondo, dietro a Kenny Roberts Junior. Ma nel 2001, ultima stagione
prima della sostituzione di questa classe con la MotoGP, arriva il terzo
titolo iridato. L’introduzione della nuova classe, nella quale tutti i piloti
sono “esordienti”, non costituisce problemi per Rossi, che riesce a imporsi
fin dalla prima edizione (2002),in sella alla perfetta RC211V a cinque cilindri,
ed a bissare il titolo iridato l’anno successivo (2003).
Nella stagione 004 Rossi passa alla Yamaha; inizialmente la mossa solleva qualche perplessità, perché la Yamaha è giudicata tecnicamente inferiore alla Honda: nell’arco della stagione precedente il risultato migliore fu solamente un terzo posto. Rossi raccoglie comunque la sfida e porta con sé nel nuovo team quasi tutti gli elementi chiave della vecchia squadra, come il capotecnico australiano Jeremy Burgess, con lui sin dalla prima stagione in Honda nel 2000. Il risultato è una moto nettamente migliorata, con cui Rossi vince il motomondiale, a dodici anni di distanza dall’ultima vittoria di una moto Yamaha, pilotata dallo statunitense Wayne Rainey. Anche nel 2005 Rossi, contro le previsioni di molti, domina la competizione, divenendo campione del mondo con quattro gare di anticipo, a Sepang, il 25 settembre. Soltanto i numeri possono descrivere la superiorità imbarazzante del duo pilota-mezzo rispetto alla concorrenza: 11 vittorie su 17 gare, 16 podi complessivi, 1 solo ritiro, 367 punti su 425. Il 2 agosto dello stesso anno, Rossi firma il rinnovo contrattuale con la Yamaha per la stagione 2006, rifiutando l’offerta della Ducati e sconfessando le ipotesi giornalistiche di un suo possibile esordio in Formula 1 con la Scuderia Ferrari. Nella stagione 2006 Rossi si classifica al secondo posto. Nel Motomondiale 2007 le sue prestazioni sono altalenanti.Ad Indianapolis, dove il 14 settembre 2008 le moto gareggiano per la prima volta, Valentino riesce a conquistare pole e vittoria finale e a superare, con 69 vittorie nella classe regina, il record assoluto detenuto in precedenza da Agostini. La vittoria numero 70 arriva il 28 settembre a Motegi: il “Dottore”, con tre gare di anticipo, torna a laurearsi campione del mondo, arrivando a 8 titoli iridati: 1 in 125, 1 in 250 e 6 tra 500 e MotoGP. La stagione 2009 inizia piuttosto bene per Rossi e a Sepang si laurea per la nona volta in carriera campione del mondo davanti al rivale dell’anno Jorge Lorenzo in una gara condizionata dalla pioggia. Per Rossi si tratta del settimo successo nella classe regina, il sesto da quando è stata istituita la classe Moto GP.